E’ passata l’una di notte qui a Unquillo e solo ora riusciamo a riprendere fiato per potervi raccontare il nostro primo giorno nella Casa del Niño.
Abbiamo dovuto prenderci un po’ di tempo per metabolizzare ed ancora ora facciamo un po’ fatica a trasformare in parole le emozioni che abbiamo provato entrando nella casa. Il primo approccio e’ stato, in realtà, alquanto scioccante: ci sono circa venti “bambini” speciali dai due ai venti anni che “vivono” in un mondo tutto loro in cui la diversa intensità di handicap condiziona la loro capacità di relazionarsi. Si passa dal mondo di Ismael, Marcus, Ramona, Maria Rosa e Fatima fatto di alimentazioni forzate e letto tutto il giorno alla quasi normalità di Jorge, Celeste e Ruben che guardano il mondo da una sedia a rotelle, ma capiscono quasi tutto, per finire con le tenebre di chi e’ completamente sconnesso e non accetta compromessi con il nostro mondo. Caso a parte è quello di Augustine, bimbo di otto anni iperattivo, con leggera forma di autismo, pigro nel parlare, ma bravissimo nel sorridere e nel ricercare affetto. La mascotte è Jeremia, splendido bimbo di due anni, che giace sempre nel suo lettino incapace di deglutire e, pertanto, nutrito via flebo. Accanto a questo mondo speciale esiste, nella Casa del Niño, un altro mondo che facciamo fatica a definire normale…è il mondo di Carlito, Lucas, Edoardo, Marcos e tanti altri che camminano, corrono, mangiano e sorridono, MA non hanno mamma e papà. E’ stato bellissimo vedere come convivano questi due mondi e come i secondi si prodighino ad aiutare i primi. Su tutto ciò splende un raggio di sole speciale, quello della mamma che si prende cura di loro, il cui nome è Soledad. Potremo scrivere fino a domani mattina, per raccontarvi della merenda (maté e pane), delle partite a pelotas, a canestro, delle domande (¿Vos tenes niños?), degli abbracci, dei baci e dei pianti, ma dobbiamo recuperare le forze….e credeteci non ci riferiamo solo a quelle fisiche : - ) Ele y Sebi